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23/03/14

Back on the Net

Eccoci di nuovo ad aggiornare il nostro piccolo blog.
Sperando di essere più costanti nella pubblicazione di nuovi post.

In arrivo oltre a diverse pellicole da sviluppare (come potete immaginare visti i 5L ancora caldi) anche una recensione della piccola Contax T2 (dove la T sta per Titanio).

Stiamo anche allestendo una nuova camera oscura, spazio e tempo permettendo pubblicheremo le foto del WIP. Non vediamo l'ora infatti di provare il nostro sviluppo solarizzante per carta.

Quindi, a presto.


05/09/13

Ilford Delta 3200

Vi voglio raccontare di come ho usato la Delta 3200 in pieno giorno con risultati insperati.
Avevo già su il rullo, scelto per delle foto in interno con poca luce, e dovevo ancora fare degli scatti in interni poco illuminati, quindi mi accingo ad andare sul posto quando mi trovo davanti ad una strada letteralmente spazzata via dalle piogge di quei giorni. Il fiumiciattolo che si era creato aveva disegnato sulla terra sabbiosa delle sponde del Faule, una trama intrigante, simile a quella del vento sulle dune del deserto. 
Non avevo altro che la Mamiya dietro, ma non volevo perdere quel paesaggio inusuale, pezzi di asfalto scoperchiati dal fondo e trasportati lontano, separati come zattere in mezzo al mare, detriti e resti di una campagna in attesa di essere lavorata.
Decido ugualmente di scattare un paio di foto e inaspettatamente la iso 3200 crea un capolavoro di luci e ombre, un dinamismo di grigi che non speravo di ottenere, la grana tutto sommato fine e gli oggetti in ombra ovviamente ben resi.
Ecco quello che intendo:



21/01/12

Fotoritocco - 1975

 Copertina
Il manuale Come si fanno i trucchi fotografici, ed. Effe di W. Torquati e Cesco Ciapanna è un bel volumetto sulle possibilità di manipolazione dell'immagine prima dell'era PS. Racconta in breve ma chiaramente come si ottengono certe immagini, sia agendo sulla macchina fotografica che in camera oscura.
Leggendolo ho scoperto delle informazioni interessanti sull'uso della gelatina animale per le pellicole: " [pag.114 - La reticolazione] Si tratta di un fenomeno raro, ma che si manifestava una volta con una certa frequenza... La maggior parte delle pellicole moderne (Ndr 1975) ha perduto questa caratteristica.. nelle pellicole moderne la gelatina animale - che reticola con facilità - è sostituita da resine sintetiche".
Un sospiro di sollievo per amici veggie in crisi di coscienza e per me.
Il capitolo sulla solarizzazione è relativamente più esteso per la difficoltà del procedimento, ma conto che sia attendibile e preciso affinché possa adottare questa tecnica con il Solarol acquistato da Maco Direct.
L'altro incontro interessante riguarda alcuni fotomontaggi di John Heartfield; cercatelo su google, le immagini sono più immediate delle parole.

08/11/11

Kodak Projection Print-scale

Questo di Kodak è un utile strumento per capire, senza tanto spreco di fogli, per quanti secondi esporre la carta fotografica.
L'utilizzo è abbastanza semplice: mettete il foglio con sopra l'acetato Kodak e esponete per 60 secondi all'apertura preferita. Inutile dire che dovete fare la prova sulla stessa carta che utilizzerete per la stampa finale, altrimenti la diversa sensibilità delle carte renderà vano questo strumento.
Questo è il risultato.
18 secondi, apertura 1/11 su Tetenal Work Semi-matte Grad. 2
Potete vedere che la stampa che ho effettuato è simile allo spicchio da 24 secondi, in base alla scala. In realtà ho esposto per 18 secondi, quindi posso qui dedurre che l'acetato della Kodak projection printscale non è precisissimo: è utile esporre alcuni secondi in meno. Tuttavia non ho una regola per determinare i secondi esatti da diminuire.
Posso ristampare la stessa foto a 16 secondi e mostarvi in seguito come viene.
Conoscendo questa evenienza, ugualmente promuovo la Kodak Print-scale.

28/10/11

Il Colore Rosa

La pluriusata etichetta sulla confezione di Agefix
Premessa: tutto ciò che segue sono opinioni tratte dalla mia  (limitata) esperienza in camera oscura e dalle mie letture.

Partiamo dalle conclusioni: se volete che sulle vostre pellicole non rimanga una dominante rosa dovete lavarle bene, benissimo ed il tempo di fissaggio dev'essere adeguato.
Per il fixer uso l'Agefix 1 diluito 1+5, ne preparo mezzo litro e dura fino a 8 rulli. Ogni volta che lo utilizzo segno quanti film ho fissato e se erano a grani tabulari o meno, in questo modo posso regolarmi per i fissaggi successi valutando quanto sia esausto e aumentando di conseguenza i tempi. Il distinguo tra tabulari e non serve perché normalmente aumento il tempo di fissaggio di uno o due minuti quando sviluppo il primo tipo di pellicola e di conseguenza il fixer si esaurisce maggiormente.
Per il lavaggio utilizzo il metodo ilford che con un limitato utilizzo di acqua garantisce un efficace risultato, ovviamente anziché tre cicli ne faccio cinque, non conto però i rovesciamenti ma conto il tempo, che dovrebbe raddoppiare tra un ciclo e il successivo.

21/09/11

Competition.

Segnalo qui una piccola ma entusiasmante competizione indetta da www.alternativephotography.com .
DEADLINE: 7 Ottobre 2011.
12 foto selezionate per il calendario 2012.
Sunto delle regole: la foto deve essere stampata con tecniche alternative, non con il digitale, la gelatina d'argento né il c-print. Rigorosamente landscape o quadrato,  altre piccole amenità sul formato, il dpi ... e le nudità, vietate, penso solo per motivi commerciali.
Buona fortuna.

PS: Anche la polaroid transfer e la polaroid lift sono considerate tecniche alternative!

18/05/11

Un saluto dal nuovo arrivato

Durst Modular 70 Vario

10/05/11

Piccola bibliografia delle tecniche di stampa alternative

Ho da poco ordinato i reagenti per la cianotipia e non appena potrò sperimentare questa tecnica scriverò un post dedicato, per ora mi limito a segnalare, per chi è interessato, due testi in italiano che possono facilmente trovarsi (se avete voglia di cercarli) in qualche biblioteca o mercatino perché non credo siano più in catalogo.

Damiano Bianca, Le stampe d'arte fotografiche. Antiche tecniche formule e procedimenti, Ciesco Ciapanna editore, Roma 1995:
il maestro italiano delle tecniche di stampe alternative scrive il suo manuale, tecnico e conciso, ma completo. Dopo un introduzione ai materiali e alle procedure generali vengono spiegate passo per passo diverse tecniche, in tutto sette, dalla cianotipia alla stampa al platino, divise in due sezioni: le stampe ai sali ferrici e le stampe ai colloidi bicromatati. È stato il primo libro sull'argomento che ho letto, un salto di qualità notevole rispetto ad internet se non altro per l'organizzazione del materiale e la chiarezza espositiva.

Crawford William, L'età del collodio. Gli ingredienti e le ricette nella camera oscura dell'800, Ciesco Ciapanna editore, Roma 19951:
il testo è diviso in tre parti, la prima è una storia della fotografia e dell'evoluzione delle tecniche di stampa dai primi procedimenti fino alla foto-secessione di Stieglitz, un centinaio di pagine in alcuni punti forse troppo tecniche, ma molto interessanti. Riporto un estratto delle considerazioni finali di questa parte del testo: "Le comodità offerte da certe «cose» come le carte con supporto politenato sono state ottenute al prezzo di quelle qualità che danno alle stampe la loro bellezza fisica." La seconda parte inizia con la descrizione dei materiali, dei supporti e degli strumenti necessari per poi descrivere nello specifico le varie tecniche, circa quattordici. L'ultima parte è dedicata alla conservazione ed al restauro delle stampe e ad una completa bibliografia organizzata per argomenti. Senza dubbio un testo approfondito che permette un approccio tecnico, teorico e storico al futuro stampatore con le antiche tecniche.

Per una bibliografia più completa vi rimando al sito del Gruppo Rodolfo Namias ottimo punto di partenta per chi è interessato all'argomento.


1. per chi lo desiderasse questo libro è ancora disponibile in lingua inglese, il titolo originale è The Keepers of Light, lo si trova senza particolari difficoltà su un famoso sito che inizia per A.

16/04/11

Di esoterici rivelatori monobagno, del dimenticato Rubinol e altre storie.

Copertina prima edizione
Come avrete già capito ho un debole per i vecchi manuali, in special modo se si tratta di fotografia e camera oscura. Cosi pochi giorni fa mi sono imbattuto nel Manuale pratico di camera oscura di Oscar F. Ghedina1 (già autore del mitico Fotoricettario da poco in ristampa) ed ho scoperto l'esistenza (mitica) di rivelatori monobagno e rivelatori desensibilizzanti. Vi riporto un estratto del manuale:

  Un tipo particolare ed unico di rivelatore per negativi è rappresentato dal RUBINOL (formula Ghedina) della Chimifoto Ornano, Milano.
   Esso è desensibilizzatore e quindi consente di sviluppare  i negativi sotto controllo visivo alla luce della lanterna di sicurezza per carta (si deve sviluppare al buio solo per la durata dei primi tre minuti). Esso è anche autoindurente  e perciò può essere usato con qualsiasi temperatura. Le variazioni di temperatura non hanno importanza perché la durata dello sviluppo non si calcola in minuti, ma si controlla a vista: in linea di massima la durata di sviluppo può essere da 4 a 15 minuti [...]. La energia di questo sviluppatore è tale da poter ricavare ottimi negativi anche in casi di sottoesposizioni forti (fino a 3 diaframmi). La grana è finissima ed è particolarmente ricca la modellatura dei toni prodotti.

14/04/11

10 minuti e 50 secondi.

Questo è il tempo consigliato dalla Rollei per lo sviluppo in ID-11 Stammlösun (stock) della 400S, già questo avrebbe dovuto mettermi in guardia, neanche i giapponesi (vedi Fujifilm) si sono mai spinti a tanto, cinquanta secondi!? Non erano neanche indicati i tempi per altre diluizioni, ed anche questo avrebbe dovuto insospettirmi, ed essendo una pellicola recente non si trovano troppe informazioni sul web. Tuttavia ho deciso di seguire le indicazioni e sviluppare questo rullo, temendo un contrasto eccessivo ho optato per una agitazione gentile, ma non è servito a nulla.
Instampabile (o quasi): neri sfondati e contrasto eccessivo. Potrebbe anche uscire qualcosa di buono dalla tank con almeno un minuto in più di sviluppo e questo lo scrivo nella speranza che la mia esperienza possa essere di aiuto a chi decidesse di usare questa pellicola. Vedremo in camera oscura se riuscirò a cavarci qualcosa. Il supporto in PET tanto pubblicizzato è molto trasparente e senza dominanti (sempre che sia un vantaggio, forse per la digitalizzazione lo è), ma troppo delicato.

In futuro potrei anche fare pace con la Rollei, per ora non entra certo nella mia classifica delle pellicole preferite...

il rullo incriminato
Aggiornamento: La scansione è a dir poco impossibile, questa pellicola è ridicola! Si vede la superficie con i pelucchi piuttosto che il fotogramma, PERCHÉ? Come cavolo riflette  e/o rifrange la luce?


21/03/11

Pellicole BN #2

Di seguito troverete una breve classifica delle pellicole che uso più frequentemente, senza pretesa di completezza e basata semplicemente sulle mie opinioni.

100 iso
Neopan Acros 100
1° Neopan Acros 100: Anch'io subisco il fascino della pellicola giapponese, contrasto vivace e non eccessivo, definizione impareggiabile ed ottima resa con rivelatori standard.
FP4Plus: Qui entra in gioco il valore affettivo, ho cominciato con questa pellicola (insieme alla sorella HP5plus) ad inoltrarmi nella terra della camera oscura. Per quanto riguarda le caratteristiche non posso che confermare quello che si legge in giro, ovvero: non importa quanto la maltrattiate o quanto siate inetti (ed io lo ero molto) vi darà sempre un negativo onesto e stampabile.
Delta 100 Professional: Seconda solo alla Neopan come nitidezza è un ottima pellicola decisamente versatile.

17/03/11

Pellicole BN

La fotografia in bianco e nero rispetto alla fotografia a colori è ancora considerata dai profani più artistica. Non condivido questa opinione, ma ugualmente farò una panoramica dell'offerta analogica in BN. I miei ragionamenti sono da considerare come un'opinione personale e non una valutazione professionale o tecnica.

Pellicole Ilford
La classica e intramontabile HP5plus, un tempo solo HP5, ancora così chiamata da amici ed estimatori, è la pellicola jolly, sempre utile; con i suoi iso 400, va bene sia in condizioni di alta luminosità che per le situazioni più ombreggiate. Per me oltre che una pellicola adattabile ha anche valore affettivo: è stato il mio primo rullo in assoluto.
L'FP4plus, al contrario, non è da annoverare tra le mie preferite. Ha quel 25 iso di troppo che mi fa diffidare della sua utilità. Ovviamente posso essere smentita clamorosamente, ma per ora non ho ottenuto grandi soddisfazioni da questa pellicola.
La PanFplus è tra le poche pellicole ad avere iso così basso: 50, che implica minore grana e più dettagli, peccato che per i miei mezzi, ingrandimenti superiori a 30x40 cm non sono possibili, quindi non sfrutterei appieno le qualità di questa pellicola. Non ama essere maltrattata e dopo la scadenza va utilizzata il prima possibile altrimenti lascia strane punteggiature antropomorfe sui vostri fotogrammi.
Le Delta sono la serie a grani tabulari. In generale, qualunque sia la ditta produttrice, le pellicole a grani tabulari sono le più scintillanti, per nitidezza e gamma di grigi. Io, in particolare, prediligo la Delta400 , ma non escludo che Delta100 sia un'ottima pellicola. Per quanto riguarda la sorella maggiore (di iso) Delta 3200, solo il nome incute timore e stranamente non l'ho mai comprata, ma è presto in lista tra i prossimi acquisti.

Certosa di Calci (PI) - Neopan Acros 100
Pellicole Fujifilm
Le considero una spanna sopra le pellicole di altre ditte. Mi hanno sempre stupito per gli ottimi fotogrammi e sono ottimali anche per la scansione. La mia preferita è la Neopan Acros 100, di cui mi sono innamorata al primo sviluppo: è lucida e splendente e il supporto è così trasparente che non puoi che compiacerti del risultato. La Neopan400 (non so perché non Acros) è una buona pellicola, inferiore, secondo i miei gusti, alla Delta400 ma che fa meravigliare della resa. Ultimamente ho provato a spingerla a 800 iso, vi farò sapere il risultato.


Pellicole Kodak
Matteo non è d'accordo con me, ma la mia opinione delle pellicole Kodak è falsata dalle foto da lui scattate con Tri-X400 sviluppate in Rodinal: troppo contrasto e troppa grana mi hanno portato a escludere la attuale 400Tx tra le mie scelte, ma in futuro potrei decidere di riprovarci.
Il capitolo T-max è da censurare, solo esperienze negative e frustrazione, quindi le sconsiglio.

Pellicole Rollei
Il lato positivo delle Rollei è la continua ricerca ed innovazione dei supporti, tant'è che produce pellicole in PET (polietilene teleftalato o poliestere) come lo sono anche le 120 Fomapan. Non ne conosco ancora i vantaggi, ma per ora Rollei è abbastanza deludente. La versione vecchia, per intenderci la Retro senza la S, è terribilmente curva, poco maneggiabile, ma se si riesce a superare questo ostacolo, le stampe vengono bene.

Pellicole Fomapan
Cecoslovacche, molto economiche, ci sono anche a 200 iso. Se non vi fate turbare dal blu profondo quando buttate via lo sviluppo, quando le fissate e quando le lavate e quando le osservate, se riuscirete andare oltre questo problemino, le Fomapan fanno al caso vostro. Io non le amo, però non le ho mai stampate, quindi non posso giudicarle completamente, alla scansione non sono pessime, ma non sono sicura al 100% che questo "bluish polyestere" non infici la qualità dell'immagine.

Classifica:
100 iso: 1° Neopan Acros 100, 2°Delta100, 3°Rollei Retro100;
200 iso: 1°Rollei Retro 200, 2°Fomapan200;
400 iso: 1°Delta400, 2°Neopan400, 3°HP5plus;

13/03/11

Dove stoccare le soluzioni stock?

Come tutti sappiamo, rivelatori in polvere come il D-76, ID-11 e XTOL (tanto per citare i più comunemente usati) in soluzione stock possono durare fino a sei mesi senza perdere le loro proprietà a patto che siano conservati adeguatamente, ovvero in recipienti a chiusura ermetica completamente pieni e a riparo dalla luce. Se i contenitori non sono completamente pieni il tempo di conservazione si riduce a uno o due mesi al massimo.
Boccione in vetro
Nel caso si usino le buste per fare un litro di soluzione stock il problema è facilmente risolvibile, basta conservare una bottiglia di uno sviluppo o di un fissaggio già usato, lavarla molto bene e riutilizzarla per conservare la soluzione; è preferibile però che non sia trasparente e sopratutto che sia si HDPE e non semplicemente di PE (potete trovare il tipo di polimero sul fondo della bottiglia, vicino alle indicazioni per il riciclaggio) perché quest'ultimo permette il passaggio di aria e quindi l'ossidazione del rivelatore. Le bottiglie della Ornano per esempio sono in PE come quelle della Ilford (quelle che si trovano oggi in commercio, prima erano in HDPE). Ma le confezione della Agfa sono tutte in HDPE, con altre marche ho poca esperienza. Discorso a parte va fatto per le bottiglie in vetro che sono le migliori, sopratutto se ambrate e con tappo ermetico, si possono anche recuperare a costo zero se conoscete qualcuno che lavori un un laboratorio chimico; infatti vengono buttate via una volta esaurito il contenuto. Per esempio ho recuperato due bottiglioni in vetro ambrato contenenti acetone grazie ad una mia amica.